Martina: “Incompatibili con destra e 5 stelle”

“So che siamo in un momento difficile, ma io non credo che il Pd sia destinato all’estinzione. Credo in un lavoro che possa rilanciarci, perché il Pd ha ancora una funzione fondamentale per il Paese”. Ne è sicuro Maurizio Martina che, ospite a Circo Massimo su Radio Capital commenta: “Spetterà a noi giocarci bene questa responsabilità. Io credo nella ripartenza”.

Per questo il reggente fissa anche dei tempi, “almeno un anno che ci consenta di rimettere a fuoco i fondamentali del nostro progetto e ripartire” perché “l’esito elettorale non può essere rimosso, rilanceremo il progetto dell’attività parlamentare all’opposizione e nel Paese per fare quel lavoro di riorganizzazione delle idee e di presenza sul territorio”.

Martina ha poi parlato di primarie, ribadendo la necessità di utilizzarle ancora come strumento strepitoso di coinvolgimento politico ma “non bastano”. “Non possiamo – ha spiegato Martina- pensare di risolvere i nostri problemi solo in una domenica al gazebo, il prossimo segretario sarà scelto dal congresso“.

Non ci sono ripensamenti: né con la Lega né con 5 Stelle

La linea politica rimane quella sancita in Direzione e votata da tutto il Pd: rimanere all’opposizione per ripartire. Non esistono alternative.  “Non c’è possibilità per noi di dialogare con destra e Salvini – ha spiegato Martina-. Ci sono punti sostanziali di differenza tra noi e loro. Posso fare qualche esempio: la questione dei dazi di queste settimane, che sono sempre stati sostenuti da Salvini: noi non possiamo fare da stampella a governi che danno seguito a questa prospettiva. Altro esempio: a giugno si discuterà il Trattato di Dublino. La destra ha tenuto posizioni molto differenti su questo tema, la Lega votò contro. Non vedo punti in comune nel confronto sui temi”.

La stessa distanza c’è con il Movimento di Di Maio. “Ho visto in questi giorni post elezioni – spiega il reggente Pd “un ipertatticismo, figlio di tempi che non si vedevano da un bel po”. Ma non solo: è una questione innanzitutto di merito. “Ad esempio non ho capito dove vuole portare l’Italia il M5s dentro la partita europea. Ci sono scelte di merito che ci differenziano” per questo Martina è sicuro: “Vedo difficile un percorso di questo tipo”.

E proprio per queste distanze di vedute un’alleanza di governo tra grillini e Lega fa ancora più paura: “I contenuti e le scelte che un governo del genere potrebbero prendere mi preoccupano“. Ma, rincara Martina, “quel che mi interessa di più è provare a capire dentro questa crisi generale della sinistra, in Europa e oltreoceano, qual è il percorso che possiamo fare per rigenerare questa esperienza”.

In Italia la volontà popolare è stata netta e ora è il momento delle responsabilità, sia per chi ha vinto che per chi ha perso: “Ritorno alle urne? Io non lo auspico.Quando un Paese non è in grado di determinare stabilità è un problema. Uno scenario del genere sancirebbe la sconfitta di chi ha prevalso il 4 marzo, nel momento in cui gli elettori ti danno un mandato hai la forza di impostare una proposta, se poi quella proposta fallisce non credo alla propaganda di chi torna al voto dicendo ridateci il voto dopo che non si è stati capaci di dare forma al proprio progetto” ha concluso Martina.

Le consultazione al Quirinale

Secondo il calendario, domani cominciano le consultazioni con il Presidente Mattarella. Il Pd sarà a colloquio nella giornata di giovedì alle 10,30. Naturalmente, ha detto Martina, “ascolteremo il presidente Mattarella, capiremo se nelle giornate e nelle settimane a venire ci saranno indicazioni. Non siamo insensibili al suo delicato lavoro. Il nostro è un partito che ascolta sempre il presidente della Repubblica, e continuerà a farlo, ma ora tocca alle altre forze politiche esplicitare chiaramente qual è la prospettiva che intendono dare al Paese”.

In ogni caso, prosegue Martina, a Mattarella diremo “quello che abbiamo detto in questi giorni. Abbiamo riconosciuto la sconfitta, dobbiamo lavorare da minoranza e confrontarci con gli altri su alcuni temi sapendo che quell’esito elettorale non può essere rimosso”.