Il contratto? È solo una cambiale in bianco

Estratto dell’intervento del segretario reggente del Pd, Maurizio Martina

Voglio da qui ringraziare di cuore il Presidente della Repubblica Sergio Mattarellae chiedere anche a nome vostro scusa, ancora una volta, per le parole che ha dovuto sentire, per gli atteggiamenti che avete avuto, per le ingiurie e per le provocazioni di questi ultimi giorni. E voglio anche ringraziare di cuore la senatrice Liliana Segre per le parole di ieri e dire che, anche qui, le sue parole riecheggiano e sono un impegno per tutti noi: mai più leggi speciali, mai più leggi discriminatorie, mai più intolleranza. altro che banalizzare quello che è accaduto, anche in queste ore, in Calabria, persino facendo fatica a pronunciare il nome e il cognome di quel ragazzo ucciso.

Signor Presidente, il contratto che avete firmato serve a voi per stare insieme.  Non c’è un progetto per il futuro del Paese. Non c’è nulla, in quel contratto, utile a costruire una traiettoria di futuro per questo Paese. Il vostro contratto è una gigantesca cambiale che pagheranno le giovani generazioni, perché scarica principalmente su di loro i costi e le responsabilità. Il vostro contratto è iniquo per le scelte che propone.

Noi vi diciamo anche da qui che se deciderete di presentare un condono mascherato, noi daremo battaglia. Noi vi diciamo anche da qui che, se deciderete di discriminare i bambini negli asili secondo la nascita, noi daremo battaglia . Noi vi diciamo anche da qui che, se deciderete di fare una controriforma fiscale dove chi ha di più paga di meno, come è stato appena detto dal Vicepresidente del Consiglio di questo Governo, noi daremo battaglia.

Altro che “destra e sinistra non ci sono più”, caro Presidente. Si sono incaricati i suoi ministri di spiegarle che questa differenza c’è ancora? C’è nella misura in cui si dice quello che si sta dicendo a proposito di tasse, a proposito di immigrazione, a proposito di equità, a proposito di lavoro. Questo è un Governo di destra e dovete avere l’onestà, il coraggio e la chiarezza di dirlo.

Sappia, signor Presidente, che noi, invece, daremo battaglia per difendere la collocazione internazionale dell’Italia, che dal 1948 in poi ha garantito pace e cooperazione. Pace: una parola che lei non ha mai pronunciato nel suo intervento! Pace e cooperazione è la nostra storia, è il nostro futuro e difenderemo la democrazia liberale italiana, figlia della Resistenza e figlia di grandi europei italiani, Spinelli, De Gasperi, ma anche Adenauer, Brandt, Mitterrand, Kohl. Noi siamo questo, altro che Orban, altro che la Le Pen.

Vi misureremo sulle scelte concrete che farete contro i dazi di Trump: dove starete in quel caso? Con gli operai di Terni e con gli operai di Alcoa o starete dalla parte di chi, dall’altra parte dell’oceano, immagina che il futuro sia nel sovranismo e nell’incapacità di costruire cooperazioni e forti relazioni aperte?

Lei ha definito il suo Governo un Governo populista. È legittimo. Sappia, però, che populista non vuol dire popolare. Populista è chi soffia sul fuoco delle paure, senza risolverle. Per noi l’alternativa è costruire una forza popolare, in grado di prendersi la responsabilità di risolvere i problemi anche quando non si prendono applausi facili, perché si governa anche così.

Noi costruiremo un alternativa concreta, su proposte concrete: subito l’allargamento del reddito di inclusione contro la povertà, subito il salario minimo legale, subito l’assegno universale per le famiglie con figli. Sono tutti provvedimenti che si possono fare ora, sono finanziabili, sono concreti. Noi saremo l’alternativa, l’alternativa popolare, l’alternativa sociale, l’alternativa affidabile, saremo la buona politica, quella dell’ascolto e della proposta, contro la propaganda.

A voi, adesso, il dovere di fare fino in fondo i conti con la realtà. A noi, certamente, il compito di dare ancora agli italiani il senso di un destino comune.

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