Biagio De Giovanni: “Europa più debole, Italia più distante”

Colloquio con il filosofo della politica: “La sinistra risponda alla sfida populista rilanciando i valori europei”

Con Biagio De Giovanni (filosofo della politica ed accademico dei Lincei, pensatore della sinistra riformista ed europarlamentare dal 1989 al 1999) parliamo dell’”ambigua potenza dell’Europa” (come recitava il titolo di uno dei suoi libri più efficaci) e della distanza che rischia di allontanare l’Italia a dominio populista dall’Europa che proprio oggi celebra la sua festa annuale.

“Oggi l’Europa si trova nel pieno di uno stallo particolarmente complicato, legato alla difficoltà di individuare la giusta passerella che metta in relazione la democrazia politica (che ha la sua forma storica all’interno dello Stato-nazione) e tutto ciò che si è andato formando al di fuori dello Stato-nazione (come per l’appunto l’Europa comunitaria). Quello che manca è un collegamento di tipo nuovo tra statale e sovrastatale, nazionale e sovranazionale. Un’assenza ancora più drammatica perché il contesto comunitario si è esteso a 28 Stati senza che prima si sia realizzata la messa in garanzia degli Stati che volevano un approfondimento dell’integrazione. Jacques Delors era stato molto chiaro sull’urgenza di rafforzare l’integrazione prima di procedere all’allargamento, ma così non è accaduto. E oggi l’esplosione generalizzata della crisi di fiducia tra élites e popolo si svolge dentro una platea di 28 Stati disseminata di differenze culturali, economiche e politiche: identità che tornano in campo proprio nel momento in cui diventa più difficile costruire una entità sovranazionale”.

E come se ne esce?
“Lo sforzo per superare lo stallo europeo è straordinariamente complicato. La disseminazione di forze diverse tra Stati crea nuovi rapporti di egemonia e nuovi livellamenti. Inoltre – ed è il dato più preoccupante per chi osserva la politica in prospettiva – sono ormai in crisi tutte le culture storiche che hanno contribuito a fondare l’Europa così come la conosciamo. Con l’eccezione della Francia, dove pure il macronismo rappresenta un’eccezione rispetto ai suoi progenitori, le culture politiche popolari e socialdemocratiche che hanno promosso e sostenuto in fasi diverse il percorso comunitario sono in pesantissima ritirata. Nel frattempo crescono i temi identitari portatori di potenzialità regressive, sia a livello nazionale che subnazionale (penso alla Catalogna), rendendo ancora più lontano un processo di integrazione che oggi sarebbe invece più necessario di ieri”

Su questo sfondo, non vede il rischio di un aumento della distanza tra Italia ed Europa?
“E’ vero, l’Italia si sta allontanando dall’Europa in maniera drammatica. Nel clima di crisi generale del progetto comunitario, l’Italia è il primo tra i grandi Stati continentali dove i populismi mettono a segno non solo una maggioranza parlamentare ma anche una vera egemonia politico-culturale. Un allontanamento che vale doppio: sia perché segnala la vastità della diffidenza verso l’Europa, sia perché colpisce uno dei Paesi che sono stati fondatori e promotori del progetto comunitario. Perché sarà pur vero che l’Italia non è mai stata decisiva nel governo dell’Europa, ma il suo ruolo è sempre stato molto rilevante”.

Eppure anche a sinistra c’è chi celebra l’antieuropeismo
“La verità è che la sinistra non può che ripartire dall’Europa. Senza quella facile retorica europeistica con cui ci siamo consolati in passato – quando il percorso comunitario sembrava funzionare meglio, dopo l’Ottantanove e con l’ingresso nell’Euro – ma preparandosi ad una battaglia politica decisiva per le sorti del nostro continente. E’ indispensabile trovare spazio politico e di pensiero tra l’urgenza delle nuove motivazioni comunitarie e le ragioni che alimentano il populismo, allargando la platea dei nostri interlocutori ben oltre il ceto politico e fino ai protagonisti del lavoro, dell’impresa, dei soggetti decisivi per la società italiana. E’ una battaglia che deve essere condotta contro ogni sovranismo (quello di destra a sfondo nazionalista e quello di sinistra che confonde il bisogno di protezione con la necessità della rappresentanza sociale) e lungo la quale possiamo ritrovare il bandolo della nostra identità. Perché se è vero che la socialdemocrazia è ovunque in crisi profondissima (pensiamo alla Francia, dove i socialisti sono sostanzialmente scomparsi, ma anche alla Germania, dove la SPD è al governo ma con il risultato peggiore della sua storia), è altrettanto vero nella battaglia delle idee che dovrà restituirci forza e autorevolezza lo spazio per il tema europeo è quello fondamentale”.

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