Servono scelte radicali per costruire l’alternativa

Il voto del 4 marzo ha cambiato per sempre la geografia politica italiana. Ha portato i populisti al governo, e ha consegnato ai democratici il compito di fare opposizione. Ma come si fa opposizione a un governo del genere? Io non credo che si possano recuperare formule del passato, o peggio ancora tentare la via dell’appeasement, ad esempio verso i 5Stelle, come pure in tanti sembrano suggerire. Di fronte ai populismi serve radicalità di pensiero: servono proposte chiare e nette, serve rimettersi in cammino e presentare un’idea di Paese nitida, senza incertezze e titubanze. Solo così potremo recuperare i voti di chi ha scelto i 5stelle o di chi si è rifugiato nell’astensione.

Abbiamo celebrato pochi giorni fa il 14 luglio: senza retorica, ma è bene ricordare che i valori di libertà, uguaglianza e fratellanza non sono solo i valori fondanti della Francia repubblicana, ma soprattutto quelli su cui si fonda la nostra società. E’ da qui che deve partire la nostra alternativa: quanto più il governo legastellato sarà aggressivo sui diritti civili, quanto più noi dovremo farne una bandiera.

Se attaccheranno l’Europa, noi dovremo trovare nell’Europa la soluzione per dare risposte sociali, mobilitando risorse come ha suggerito Romano Prodi nel suo piano. Se vorranno smantellare pezzo per pezzo il sistema multilaterale che abbiamo costruito, attaccando per esempio il CETA, noi dovremo stare dalla parte delle migliaia di PMI che esportano e che da un sistema di scambi regolato traggono solo vantaggi.

Tra 10 mesi avremo un appuntamento fondamentale per questo percorso: le elezioni europee, il primo test della nostra capacità di reagire. Se non vogliamo finire fagocitati dagli estremisti, e quindi grillizzati e leghizzati, oppure orbanizzati e lepenizzati, serve una nuova proposta: dobbiamo e possiamo occupare un grande spazio centrale, riformatore, europeista, liberale, sociale e democratico. E quindi dobbiamo utilizzare le elezioni europee per costruire nuove alleanze europee, andando oltre il campo del Pse.

Il Pd dovrebbe essere uno dei federatori di questa nuova alleanza, coinvolgendo En Marche, e tutte le forze democratiche, liberali, ecologiste e progressiste che vogliono continuare a lottare per cambiare l’Unione Europea. Solo così potremo salvarla: trasformandola per farla diventare un luogo di nuove protezioni e opportunità, mentre i sovranisti vogliono distruggerla con i loro terribili attacchi a Schengen, e cioè alla nostra libertà.

Di fronte a tutto ciò, io non penso che il Pd sia sbagliato. È semplicemente insufficiente. Ce l’hanno detto anche gli italiani il 4 marzo. Quindi possiamo pensare di cambiarlo guardando al passato e dicendo che bisogna essere più di sinistra; così però non consideriamo che alla nostra sinistra hanno fatto fatica ad arrivare al tre per cento. Dobbiamo trasformarci in Italia, per costruire un’alternativa radicale al lepenismo di Salvini, oggi l’estrema destra antieuropea ha ormai egemonizzato la destra, il centrodestra non esiste più.

La tentazione della restaurazione in questi momenti è fortissima, ma dobbiamo resistere. Marco Bentivogli sostiene da tempo che la sinistra abbia perso perché incapace di raccontare un’idea di futuro agli italiani. Futuro industriale, futuro digitale e cultura ecologista: io credo che abbia ragione. Trasformare il Pd non è una questione di geometria politica: è una sfida ben più grande. Non possiamo accontentarci di gestire l’esistente o di essere stati ottimi esecutori al governo: chiediamoci invece perché le nostre idee non siano state ritenute vincenti. Chiediamoci quante e quali delle nostre idee possano davvero cambiare la vita dei cittadini: dei ragazzi che lasciano l’Italia perché i salari sono troppo bassi come delle imprese che chiudono soffocate dalla burocrazia. Se saremo in grado di essere centrali per loro, torneremo a esserlo anche per il Paese. Ma per farlo, dobbiamo andare oltre, non voltarci indietro.