L’Italia che non piega la testa

Anche quest’anno qualcuno si era divertito a darle per finite. Articoli, commenti, battute, fotonotizie. E invece migliaia di volontari silenziosamente, tenacemente e con pazienza infinita le hanno messe in piedi e fatte vivere.

Così centinaia e centinaia di Feste dell’Unità in tutto il Paese si sono svolte e si stanno ancora svolgendo. Non è una cosa scontata, il momento non è assolutamente semplice e le nuove regole per la sicurezza non facilitano certo le cose. Nonostante questo una grande lezione di è stata mandata dai territori a Roma.

Ne ho girate parecchie in tutta Italia e in tutte ho visto molta gente che faceva volontariato, veniva a mangiare e ad ascoltare i dibattiti.

C’è una grande voglia di partecipare, di dare una mano, di confrontarsi di aprirsi al dialogo, di capire e di ripartire. I volontari che hanno animato e animano le feste molto spesso hanno usato le loro ferie per montare le feste, per preparare cibo e programmi e per far vivere la nostra comunità.

La proposta delle mille feste antirazziste è stata accolta in tutti i territori e si sono animati dibattiti interessanti, spesso con interlocutori che da qualche anno non venivano alle nostre feste.

La Festa nazionale a Ravenna è andata molto bene, i dibattiti sono stati tutti molto partecipati e anche quando pioveva le sale si riempivano di persone che volevano capire, discutere e partecipare.

In parole povere, le Feste hanno dimostrato una cosa che a volte ci dimentichiamo per primi noi stessi, e cioè che il Partito Democratico è, per fortuna, molto di più che il dibattito sui giornali, è una comunità di persone, di volti, di storie che ci chiede a gran voce due cose: unità e fermezza.

Perché proprio quando la notte sembra più buia è il momento di costruire le condizioni per un nuovo inizio e, con buona pace di chi ci faceva già il funerale, il Partito Democratico, i volontari, le sue centinaia di Feste dimostrano che c’è un’Italia che non piega la testa ai gialloverdi e che vuole rimettersi in gioco.

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