I punti per una larga alleanza europea

Costruire una larga alleanza riformista e progressista in Europa non è un espediente elettorale e nemmeno solo la risposta difensiva all’ascesa della destra nazionalista. È la via per far ripartire su basi nuove il motore dell’integrazione europea, per cambiare ciò che non va, per eliminare le storture che hanno allontanato i cittadini dalla UE, a cominciare dal predominio dei Governi.

Su cosa fondare il nuovo inizio, su cosa cementare l’alleanza di progresso, e il Governo e il Presidente che ci auguriamo esprimerà con il consenso del popolo europeo?

Cinque punti, a mio giudizio.

1. Riforma dell’assetto istituzionale, Parlamento Europeo camera legislativa vera in parità di posizione rispetto al Consiglio, elezione diretta del Presidente dell’Unione Europea, quota di parlamentari eletti su liste transnazionali, contrasto alle derive antiliberali ed antidemocratiche che si stanno verificando in Polonia e Ungheria.

2. Una nuova governance economica e finanziaria, con l’istituzione del Ministero delle Finanze dentro la Commissione Europea, l’emissione di Eurobond, il completamento dell’Unione Bancaria attraverso la garanzia comune sui depositi dei piccoli-medi correntisti, istituzione di un Fondo Monetario Europeo e trasformazione della BCE in prestatrice di ultima istanza.

3. Revisione del Fiscal Compact e bilancio dell’eurozona dotato di capacità fiscale e capace di finanziare un piano di investimenti su infrastrutture materiali e immateriali (le reti e i corridoi transeuropei), la ricerca e l’innovazione per almeno mille miliardi di euro all’anno.

4. Una nuova agenda sociale con massima attenzione alla dignità della persona, alla lotta ad ogni forma di discriminazione, l’assicurazione europea per i giovani disoccupati, la child guarantee e il potenziamento dell’Erasmus+ e del Servizio Civile Europeo. Lotta al cambiamento climatico come deciso a Parigi, tassa per i giganti del web, lotta ai paradisi fiscali, norma per la quale le tasse si pagano dove si fanno i profitti. Politiche comuni per l’accoglienza dei rifugiati e per l’apertura di canali legali alla migrazione economica.

5. Africa quale priorità politica e strategica dell’Europa. Non solo elemosine e pannicelli caldi, né slogan retorici “aiutiamoli a casa loro”. Facciamo delle cose insieme! Utilizziamo la potenza finanziaria del piano europeo per costruire soprattutto con i giovani africani una nuova amministrazione pubblica, imprese capaci di sfruttare le risorse enormi che ci sono, standard più elevati di educazione e di formazione, lotta alla siccità, alla violenza, allo sfruttamento dei minori e delle donne, contrasto al terrorismo di Boko Haram.