La decrescita infelice. Produzione industriale mai così male da 10 anni

Una disfatta. Dopo i pessimi dati Istat sul commercio, arrivano ora quelli relativi all’industria e non c’è un segno più che è uno. Il fatturato dell’industria italiana, a dicembre 2018, è crollato su base annua del 7,3% (3,5% su novembre), con un calo del 7,5% sul mercato interno e del 7,0% su quello estero. Si tratta della flessione tendenziale più accentuata dal novembre del 2009.

Tutti i raggruppamenti principali di industrie segnano una variazione congiunturale negativa: -1,8% i beni di consumo, -5,5% i beni strumentali, -1,7% i beni intermedi e -9,7% l’energia.
Analizzando i singoli settori, si scopre che particolarmente penalizzati sono quelli dei mezzi di trasporto (-23,6%), l’industria farmaceutica (-13,0%) e l’industria chimica (-8,5%).

Ancora più preoccupanti per l’occupazione sono i dati sul mercato degli autoveicoli, con un crollo del 7,5% del fatturato e del 18,4% delle commesse.

Quasi automatica la ripercussione sui mercati, con lo spread che è schizza fino a 274 punti.

Le reazioni non si sono fatte attendere, sia dai partiti sia dal mondo industriale e dai consumatori. Il presidente degli industriali Vincenzo Boccia ha chiesto correttivi immediati, a partire dall’apertura dei cantieri, “che sono elementi cosiddetti anti ciclici che comporterebbero occupazione e più crescita”.

“Un tracollo tanto grave, quanto, purtroppo, preannunciato”, secondo la Uil, mentre per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, il crollo è drammatico: “Altro che battuta d’arresto! Non solo il Paese è in piena recessione, ma è anche peggiore del previsto. Dati pessimi, che avranno pesanti ripercussioni sul Pil del 2019”.

“L’economia italiana è entrata in una fase di recessione dove tutti gli indicatori registrano numeri negativi – ha sottolineato il presidente Codacons, Carlo Rienzi – Si tratta di un pesante stop per la nostra industria, la cui causa è da ricercare nello stallo dei consumi interni, con gli acquisti da parte delle famiglie fermi e il commercio che vede le vendite al palo”.

Tutti i partiti, dal Pd a Fratelli d’Italia, hanno espresso preoccupazione. “La situazione è drammatica – twitta l’ex ministro delle Attività produttive, Carlo Calenda – Occorre fermare subito l’implementazione delle misure della legge di bilancio e fare un piano straordinario per riattivare investimenti e lavoro. Il rischio di un avvitamento negativo è enorme”.
“Un paese ripiombato in crisi e governato nel peggiore dei modi”, ha commentato sui social il candidato alla segreteria del Partito democratico Maurizio Martina, mentre l’altro candidato, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha rimarcato che “la cosa più preoccupante è che dietro questo patto di potere inizia a prendere forma il rischio una stangata per gli italiani”.

Per Chiara Gribaudo, vice capogruppo Pd alla Camera, il problema è la politica del governo, che invece di incentivare, blocca: “Il governo non può più scherzare: elimini l’ecotassa che sta affondando il settore automotive e gli stabilimenti italiani e rifinanzi subito gli incentivi di Industria 4.0, che stimolavano l’adeguamento tecnologico e la produttività della manifattura italiana. Ora basta con la decrescita infelice, Lega e 5 Stelle ci stanno portando in un baratro”.

Anche Alessia Rotta critica la maggioranza: “Doveva arrivare il governo gialloverde per far sprofondare l’industria italiana ai minimi storici e far schizzare lo spread. Crolla il fatturato, il più basso dal 2009, calano gli ordini, frena la crescita, e il governo invece di chiedere scusa va avanti con arroganza”.

Il dem Gianluca Benamati, vice presidente della commissione Attività produttive, evidenzia che ciò che più preoccupa di questi dati orribili, è il concomitante calo di attività delle nostre aziende verso i mercati esteri e quello della fiducia di imprese e famiglie”.