La sentenza dell’UE

Le previsioni economiche della Commissione europea evidenziano un quadro non certo roseo per il nostro Paese

Siamo alle solite. L’Italia continua ad arrancare rispetto ai partner europei e si posiziona nelle ultime posizioni per crescita. Oggi la sentenza (l’ennesima) è arrivata dalla Commissione europea che ha pubblicato previsioni economiche di primavera: le stime di crescita sono state tagliate ulteriormente e il debito pubblico è salito a livelli sempre più preoccupanti. Siamo ultimi in Europa per crescita, ma non solo. Anche per investimenti e occupazione.

Una miscela che potrebbe tradursi in qualcosa di ben più serio se il nostro Paese non cambierà al più presto  le proprie scelte di politica economica. D’altronde, se tutti gli altri paesi avanzati sono ripartiti (con alcuni che addirittura crescono del 2%, vedi la vicina Spagna) l’aspetto su cui riflettere riguarda proprio la gestione politica, che non sembra essere all’altezza della situazione. Almeno stando ai risultati prodotti finora, molto lontani dal “boom economico” che prometteva Di Maio qualche settimana fa.

Oggi la Commissione europea si limita a registrare l’andamento negativo della nostra economia e pone in luce la regola del debito, che continua ad essere disattesa. E non chiede (almeno per ora) una manovra correttiva, né adombra eventuali procedure di infrazione. Ma è chiaro che la partita con Bruxelles entrerà nel vivo subito dopo le elezioni del 26 maggio.

Il prossimo cerchietto da segnare sul calendario è infatti il prossimo 5 giugno, quando da Bruxelles arriveranno le raccomandazioni più stringenti con la presentazione del country report sull’Italia.

Tornando alle parole di oggi, la Commissione vede per il 2019 la crescita del Pil al ribasso a un +0,1%, e al +0,7% nel 2020 (a febbraio, era previsto +0,2 e +0,8). Una debolezza che dipende dalla “contrazione” dello scorso semestre e che “lascerà il passo a una tenue ripresa”. Per la Commissione il “mercato del lavoro si deteriora” e si prevede che danneggerà la spesa dei consumatori, che tenderanno a risparmiare. “La crescita sommessa e l’allentamento di bilancio intaccheranno i conti pubblici, con deficit e debito che saliranno fortemente” scrive ancora Bruxelles.

La Commissione evidenzia poi che la bassa crescita si ripercuoterà anche sull’occupazione, con un involontario aumento del tasso di disoccupazione legato al reddito di cittadinanza, visto che aumenterà il numero di chi cerca un impiego, conteggiati ufficialmente come disoccupati.   “E’ improbabile che il mercato del lavoro sfuggirà all’impatto dell’economia stagnante, come indicano le sommesse aspettative di impiego delle imprese. Ci si aspetta che la crescita dell’occupazione si arresterà nel 2019”, mentre la disoccupazione sale all’11% “visto che è probabile che il reddito di cittadinanza indurrà più persone ad iscriversi nelle liste di disoccupazione e quindi ad essere contate come forza lavoro”.

Il problema è dunque serio. Siamo appena usciti dalla recessione tecnica e siamo entrati in una fase di stagnazione: ci avviamo a percorrere un anno a crescita zero e siamo sostanzialmente fermi. E il vero punto è che i soldi non ci sono: nel 2019 si è speso molto per reddito di cittadinanza e quota 100, con misure che non sono certo in grado di generare Pil, come lo stesso governo ha riconosciuto nell’ultimo aggiornamento del documento di economia e Finanza.

Non si comprende quindi dove l’esecutivo intenda trovare le tante coperture necessarie alla prossima manovra, che dovrebbe aggirarsi attorno ai 30-35 miliardi di euro (di cui solo 23 necessari a scongiurare l’aumento dell’Iva e delle accise). E soprattutto, appare un’impresa complicata perché invece di definire una strada concreta per farlo, l’esecutivo gialloverde continua piuttosto a promettere provvedimenti molto costosi, vedi Flat tax. Staremo a vedere.