Presentato il Piano per l’Italia: uno “stipendio in più” per 20 milioni di italiani

Un piano per l’Italia. Per uscire dall’”incubo” in cui il governo ha gettato il Paese. Una serie di misure per rilanciare la credibilità e ristabilire l’equità sociale. Il segretario Pd Nicola Zingaretti schiera la dirigenza del partito per presentare al Nazareno il ‘Piano per l’Italia’, il programma economico del partito, frutto anche del confronto con le parti sociali delle scorse settimane. Una presentazione che è innanzitutto l’occasione per sgombrare qualsiasi dubbio sulla presunta “sintonia” con il Movimento Cinquestelle.

“Non c’è nessuno spostamento a sinistra del M5s, anzi evidenziamo una divisione fra le due parti che governano già attiva, che credo sia insostenibile”, ha detto Zingaretti. “E’ una vergogna che Matteo Salvini sia accusato dai pentastellati di essere alleato in Europa con l’ultradestra se poi gli stessi del Movimento lo sostengono al governo e, anzi, ribadiscono una alleanza che vorrebbero durasse altri quattro anni. Vorrei che fosse chiaro agli elettori – ha sottolineato il segretario del Pd – che chi vota Movimento 5 stelle si fa garante della permanenza di Salvini al Viminale per i prossimi 5 anni e l’unico voto che può allontanarlo è quello al Partito democratico”

Se si andasse al voto “il piano per l’Italia che oggi presentiamo sarà la base per aprire una stagione di crescita per il Paese. Serve uno sforzo collettivo per costruire un Piano per l’alternativa assieme alle forze migliori del Paese – ha aggiunto -, per uscire da quella che doveva essere una rivoluzione e sta diventando un incubo”.

E’ tempo di aprire una nuova fase, ha detto il leader dem illustrando quelle che considera non tre misure spot, ma tre pilastri su cui fondare una nuova idea di Paese per farsi trovare pronti.

Uno stipendio in più per 20 milioni di Italiani. Che vuol dire meno tasse per chi lavora. “Come primo provvedimento, proponiamo uno stipendio in più per 20 milioni di italiani. Diminuendo le tasse sul lavoro – spiega Zingaretti –  su può arrivare a guadagnare fino a 1.500 euro al mese, che è lo stipendio medio di molte categorie di lavoratori in Italia. Noi vogliamo abbassare le tasse ai lavoratori, loro con la flat tax vogliono abbassarle solo ai ricchi”. Una scelta che anticiperà anche una riforma fiscale più ampia. Per ottenere le risorse si contrasterà – grazie alla digitalizzazione dei pagamenti – l’evasione fiscale. La seconda misura  è un fondo di 50 miliardi per lo sviluppo verde che servirà a generare nei prossimi cinque anni 800mila posti di lavoro. Un risultato ottenibile grazie agli interventi finanziati dal fondo per lo sviluppo e la tutela dell’ambiente insieme. Infine un programma che garantirà istruzione a costo zero per 7 milioni di famiglie. Il tasso di evasione scolastica è infatti del 14,5%. Per questo le linee guida del Pd si pongono l’obiettivo di concedere rette degli asili nido gratis, libri di testo e azzeramento della tasse universitarie per i redditi inferiori ai 25 mila euro.

Il presidente del Pd Paolo Gentiloni sottolinea che “non esistono governi obbligatori dei quali gli italiani siano prigionieri, magari per mancanza di alternative, come talvolta si sente dire. E’ un’idea inaccettabile. L’alternativa di centrosinistra esiste”.

Per l’ex ministro Pier Carlo Padoan il primo passo da compiere è quello di ricostruire un quadro di credibilità europea in cui poter inserire tali misure. Inoltre le risorse da impiegare potranno arrivare dal “contrasto all’evasione fiscale, ma anche da una ridefinizione delle scelte di spesa pubblica”.

Per il segretario dem dopo le europee la strada dell’esecutivo è segnata e le parole del premier Giuseppe Conte (“non sarà un’impresa facile ma “ribadiamo l’impegno ad evitare l’aumento dell’iva”) sembrano assecondare il suo ragionamento. “Non credo che dopo le europee il governo sarà in grado di affrontare quello che ora negano: una condizione pericolosa dei conti pubblici. Il ministro Tria ha già annunciato che ci sarà bisogno o di alzare l’Iva o di dare corso a un drammatico taglio della spesa”. Lega e Cinque Stelle “su questo non si pronunciano”.