Il governo al capolinea, ecco le nostre proposte

Il governo 5 Stelle – Lega sta portando l’Italia a sbattere: l’economia è ferma, lo spread torna a salire, incombe il rischio di un maxi-aumento IVA. La strada di un nuovo scontro con l’Europa, che qualcuno dalle parti del governo vorrebbe imboccare nuovamente, sarebbe un suicidio.

Serve una sterzata, aggredendo i nodi chiave della condizione economica e sociale italiana.  È questo il senso del Piano per l’Italia presentato oggi dal Partito Democratico.  Lavoro, ambiente e conoscenza sono i tre punti attorno a cui ruotano le proposte del PD.

Al primo posto, un netto taglio dell’IRPEF per 15 miliardi a vantaggio delle buste paga di 20 milioni di lavoratori, compresi gli incapienti (che riceverebbero un assegno) e i redditi medi fino al terzo scaglione. Il beneficio arriverebbe fino a 1.500 euro netti l’anno. Uno stipendio in più.

Secondo. Un fondo da 50 miliardi per lo sviluppo verde, riprogrammando le risorse già stanziate per gli investimenti pubblici (126 miliardi fino al 2033 per il solo fondo investimenti dello Stato, quasi completamente inutilizzati) e riducendo gradualmente i sussidi dannosi per l’ambiente. Il Fondo finanzierebbe un programma di investimenti per l’adattamento al cambiamento climatico e la lotta al dissesto idrogeologico. Sosterrebbe lo sviluppo dell’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, il miglioramento e la stabilizzazione di ecobonus e sismabonus per riqualificare e mettere in sicurezza centinaia di migliaia di abitazioni, ma anche piani di rigenerazione delle città e sviluppo delle aree interne e investimenti nella mobilità sostenibile, dagli autobus ai treni pendolari fino alle piste ciclabili. L’insieme di queste azioni avrebbe un potenziale di creazione di 800 mila posti di lavoro.

Terzo punto, l’azzeramento dei costi per l’istruzione dei figli che gravano su 7 milioni di famiglie a reddito medio e basso con ISEE inferiore a 25 mila euro: asili nido, libri di testo per la scuola dell’obbligo, rette universitarie. Il più grande sforzo finanziario da molti anni per garantire realmente il diritto allo studio e aiutare le famiglie nell’investimento più importante: quello sull’istruzione dei propri figli.

Sono proposte impegnative, indubbiamente, ma sostenibili se realizzate in un’orizzonte pluriennale (il “tutto e subito” lasciamolo ai populisti…) e accompagnate da azioni coraggiose sui fronti colpevolmente abbandonati dai 5 Stelle e dalla Lega: il recupero dell’evasione fiscale (per il quale la via maestra è l’accelerazione della digitalizzazione delle transazioni e dei pagamenti), la riqualificazione della spesa pubblica (riprendendo il lavoro avviato nella scorsa legislatura e interrotto dall’attuale governo), la revisione delle agevolazioni fiscali (riducendole per i redditi più elevati), la graduale riduzione dei sussidi alle fonti fossili (prevedendo compensazioni alternative per le fasce sociali più deboli), la diminuzione del costo del debito pubblico che deriverebbe da una ritrovata credibilità del nostro Paese e dal connesso calo dello spread.
È una strada radicalmente diversa, quella proposta del PD, rispetto alle promesse miracolistiche dei populisti. Ma di fronte alla paralisi di un governo ormai al capolinea è l’unica possibilità per garantire all’Italia una prospettiva reale di sviluppo sostenibile e giustizia sociale.