10380276_10201894899829550_542465415013474857_nL’incontro al Mise non è certamente stato risolutivo e continua a gravare su tutta la vicenda il peso dei ritardi di cui Rebrab è responsabile. In realtà gli unici spiragli che si sono aperti sono soprattutto il frutto della pressione che sono riusciti a imprimere da un lato il governo incalzando l’azienda e dall’altro i lavoratori e il territorio attraverso la mobilitazione, spingendo Aferpi a imboccare una strada da cui adesso non può tornare indietro.

Non mi riferisco tanto ai 20 milioni, che metterebbero almeno temporaneamente in sicurezza il circolante e che andrebbero rapidamente stanziati, quanto al fatto che adesso, essendo stato lo stesso Rebrab a fissare una deadline indicando nel 15 marzo il termine entro cui dovrebbe essere finalmente presentato il piano, il patron di Cevital non può più scappare di fronte alle proprie responsabilità. Il re è nudo: se entro il 15 marzo non succedesse niente, non potranno essere accampate scuse e non resterà altro da fare che rimettere tutto in mano al Governo che potrà e dovrà assumere un’iniziativa con o senza Cevital per costruire una nuova prospettiva.

Alcuni di noi sono stati tacciati di voler «abbandonare la nave» ma la verità è che solo assumendo tutti una posizione netta nei confronti della proprietà era possibile inchiodarla alle responsabilità. Naturalmente entro il 15 marzo le nuove possibili opzioni alternative dovranno essere preparate per evitare il vuoto che si determinerebbe in mancanza del piano promesso da Rebrab.

Adesso giustamente ci concentriamo sulle opzioni che assicurino una prospettiva allo stabilimento siderurgico: penso che la prima opzione da esplorare dovrebbe essere quella di ricercare un equilibrio virtuoso con Ilva per dar vita a un coerente progetto nazionale in uno dei settori strategici dell’industria di base pur nella consapevolezza della complessità di questo tipo di percorso.

Ma allo stesso tempo dovremmo concentrarci sulle nuove possibili filiere produttive diverse dalla siderurgia, sia quelle previste nel progetto Cevital, la logistica e le attività previste nelle aree attualmente dedicate a agroindustriale e commercio, sia quelle che per iniziativa di altre imprese e attraverso la programmazione locale possono essere messe in cantiere. Per questo occorre spingere sulla revisione degli strumenti urbanistici in coerenza con il nuovo modello di sviluppo sostenibile che vogliamo realizzare.

Riteniamo opportuno fare in modo che “varianti” come quella che saremo chiamati a varare per il superamento della centrale di Tor del Sale siano l’occasione per una rilettura complessiva di aree strategiche del territorio spingendo sulla vocazione turistica. Dobbiamo necessariamente continuare a lavorare per rendere attrattive tutte le aree disponibili per l’insediamento di nuove attività produttive. La priorità è il lavoro, per questo proponiamo che anche risorse come quelle arrivate grazie alla causa vinta dai Comuni con Enel siano destinate a sostenere scelte in grado di rendere sempre più bello e fruibile il territorio che promuoviamo.

Su turismo e agricoltura penso che i Comuni debbano lavorare insieme nella direzione che indicammo fra i nostri obiettivi alle ultime regionali, definendo un apposito accordo di programma quadro insieme alla Regione con risorse e strumenti nuovi a disposizione di imprese e istituzioni all’interno del nuovo ambito territoriale più vasto della sola Val di Cornia.

Bene la riunione della cabina di regia per l’attuazione degli accordi di programma, bene la partenza dei bandi per le bonifiche di parte pubblica. Qui e ora ci giochiamo una partita che non ammette spettatori sugli spalti, noi vogliamo e dobbiamo giocarcela fino in fondo, come protagonisti del nostro destino.